Proviamo con la matematica induttiva……..

Il Blog Matematica Ostiense nasce per il bisogno di comunicare con gli allievi e condividere dispense ed esercizi dei corsi di matematica e fisica

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Matematica capovolta:

FLIPPED CLASSROOM

Dipartimento di matematica del Liceo Anco Marzio (Prof. Roberto Flaiban, prof.ssa Sandra Baldascino e prof.ssa Daniela Ficicchia)

In ambito educativo, con scuola capovolta o insegnamento capovolto o classe ribaltata ci si riferisce a una forma di apprendimento che ribalta il sistema di apprendimento tradizionale fatto di lezioni frontali, studio individuale a casa e interrogazioni in classe, con un rapporto docente-allievo piuttosto rigido e gerarchico. L’insegnamento capovolto nasce dall’esigenza di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale alle esigenze di un mondo della comunicazione radicalmente mutato in pochi anni. La rapida mutazione indotta dalla diffusione del web ha prodotto un distacco sempre più marcato di una grande parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Si è osservato anche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano, ormai, sempre più all’esterno dalle mura scolastiche. L’insegnante trova sempre più complesso sostenere l’antico ruolo di trasmettitore di cultura perché il web si presta per tale scopo in modo molto più completo, versatile, aggiornato, semplice ed economico. Un’idea di cosa si intende per Flipped Classroom la possiamo trovare in rete su una pagina dell’Università di Cagliari dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia: Flipping. Vogliamo quindi provare questo nuovo metodo di insegnamento che da qualche anno ha iniziato a diffondersi tra coloro che si occupano di innovazione didattica. Ringraziamo il collega CLAUDIO MARCHESANO, docente presso l’IIS Federico Caffé di Roma, che ci ha raccontato questa esperienza positiva provata in aula con i suoi allievi fornendoci lo spunto per far nascere queste pagine. Infine risulta interessante il seguente modello per strutturare una lezione proposta sul sito Orizzontescuola.it: Piano attività Di seguito alcuni consigli per gli allievi dal sito della collega prof.sa Chiara Spalatro:

Video importato

YouTube Video

Divideremo i materiali in classi a cui faremo riferimento per indicare agli allievi il lavoro da eseguire a casa:

MATEMATICA

CLASSE PRIMA   -   CLASSE SECONDA   -   CLASSE TERZA   -   CLASSE QUARTA   -   CLASSE QUINTA

FISICA

FISICA III   -   FISICA IV   -   FISICA V

 

Il metodo della Flipped Classroom (letteralmente “insegnamento capovolto”) trasferisce la responsabilità dell’apprendimento dal docente agli studenti. Quando gli studenti hanno il controllo su come apprendono i contenuti, sul ritmo del loro apprendimento, e su come il loro apprendimento viene valutato, l’apprendimento appartiene a loro stessi. Gli insegnanti diventano guide per comprendere i fatti piuttosto che semplici dispensatori, e gli studenti diventano discenti attivi piuttosto che contenitori di informazioni.

La lezione frontale è ancora uno strumento prezioso per gli insegnanti in alcuni casi. Attraverso la Flipped Classroom non la si vuole eliminare ma si vuole spostare questo strumento in un differente momento rispetto alla tradizionale lezione in aula. Piuttosto che fare affidamento sulla lezione ex cathedra, semplicemente si utilizza -quando lo si ritiene opportuno- il metodo della “Lezione Capovolta” per aiutare a raggiungere un obiettivo di apprendimento.

Per esempio, si supponga una lezione in cui gli studenti ad un certo punto dovranno utilizzare un file di tipo Excel per una media statistica dei propri dati che calcoli pure una misura di variabilità più complessa . Idealmente hanno raccolto i dati in un ambiente “real-world”, tabelle in genere,  con metodi di apprendimento collaborativo basati sull’indagine (questionari). Molto probabilmente gli studenti avranno bisogno di istruzioni dirette su come fare il calcolo della varianza. Si potrebbe impiegare tempo prezioso in classe affinchè tutti con il proprio pc o tablet facciano il calcolo e si dovrà seguire un singolo studente passo-passo, con alcuni studenti annoiati e alcuni studenti rimasti indietro. È necessario fermare l’intera classe e aiutare gli studenti che hanno perso un passaggio. Poi un giorno, settimana o mese dopo, sarà necessario passare attraverso la procedura di nuovo per ricordarla agli alunni.

Oppure si potrebbe creare un semplice video di cinque minuti che mostra la procedura per immettere i dati ed eseguire una misura statistica. Questo è un tutorial permanentemente archiviato. Gli studenti avanzati non avranno mai bisogno di guardare nuovamente il video. Tutti gli altri studenti possono ri-guardare il video, se necessario. Ora, c’è più tempo in classe per la raccolta dei dati, la collaborazione e l’applicazione.

Nella Classe Senza Lezioni Frontali, vi è un trasferimento attivo e intenzionale di alcune informazioni al di fuori della classe con l’obiettivo di liberare il tempo per fare un uso migliore dell’interazione a scuola. Il tempo d’aula è dilatato a favore di buone pratiche come il cooperative learning, la peer education o il problem solving. Si aprono spazi per la personalizzazione della didattica.

Il trasferimento di informazioni richiede in genere l’uso di tecnologie come il podcasting o lo screencasting o il videoediting sino alla più semplice costruzione di un blog. Gli studenti hanno accesso immediato e facile a qualsiasi argomento quando ne hanno bisogno, lasciando all’insegnante maggiori opportunità di arricchimento delle capacità degli studenti.

A questo punto vorrei prendere da esempio un interessante articolo della prof.ssa Stefania Della Sciucca che ha sperimentato la flipping in un istituto di Mantova “Il Mantegna”:
Il mio punto di partenza, e credo anche quello di molti miei colleghi, è che in genere si insegna al gruppo medio degli alunni, poi ci sono quelli che assolutamente non riescono a seguire e quelli che inevitabilmente si annoiano, perché sono ad un livello più alto. Il 90% del tempo classe viene speso per presentare contenuti e ripeterli, mentre soltanto il 10% è dedicato alla riflessione, alla rielaborazione, all’applicazione.
 Il metodo tradizionale e la Flipped Classroom a confronto in relazione alla tassonomia di Bloom 
Con la Flipped Classroom si libera il tempo classe dai contenuti e lo si dedica completamente a lavori di gruppo in cui i ragazzi applicano i concetti appresi mentre l’insegnate, non più in cattedra, ha tempo di lavorare con ciascun gruppo, o anche individualmente a seconda dei bisogni, diventando accompagnatore, facilitatore dei processi di apprendimento.
In Figura sopra compare la tassonomia di Bloom e in essa si evidenzia, anche a livello pedagogico, quale sia l’enorme vantaggio della Flipped Classroom. Con il metodo tradizionale gli alunni devono mettere in gioco le abilità cognitive più elevate (applicare, analizzare, valutare, creare) quando sono a casa, da soli; mentre in aula sono richieste quelle più basse (ricordare, comprendere). Con la Flipped Classroom accade esattamente il contrario, con il valore aggiunto che in classe gli studenti hanno l’aiuto dell’insegnante.
Un altro aspetto per cui vale la pena invertire la classe è che con questa metodologia l’attenzione è centrata sugli studenti che vengono messi di fronte alla responsabilità del loro apprendimento. Sono responsabili della visualizzazione delle video-lezioni a casa, della raccolta di appunti (possono farlo senza problemi perché il video si può fermare, far ripartire e rivedere all’infinito), della  preparazione delle domande inerenti gli argomenti trattati. Sono responsabili della collaborazione con l’insegnante che è in classe a loro disposizione, per aiutarli. E’ evidente che non si può costringere nessuno ad imparare, ognuno deve accettare questa responsabilità da solo, tuttavia la Flipped Classroom mette lo studente alle strette, eliminando molti alibi.
Il metodo consente di seguire la lezione secondo i propri tempi e soprattutto in ogni luogo (basta uno smartphone): uno straordinario strumento per tutti i tipi di bisogni educativi. Un altro grande beneficio è che aumenta l’interazione sia tra studenti sia tra studenti ed insegnante. Gli studenti collaborano e si aiutano vicendevolmente e una volta compreso che l’insegnante è una guida al loro apprendimento e la usano, attuano l’essenza della Flipped Classroom. Il metodo consente una reale differenziazione perché l’insegnante usa la maggior parte del suo tempo aiutando ciascuno secondo i bisogni; supera il problema dell’assenza dell’alunno perché le lezioni sono on-line, ma anche quella dell’insegnante perché i ragazzi possono vedere la lezione in classe con il supplente. Infine, nell’ottica della trasparenza e della valutazione del lavoro dell’insegnante, di cui c’è un disperato bisogno, la Flipped Classroom apre le porte della classe ai genitori degli alunni iscritti e di quelli che stanno decidendo di farlo, ai colleghi per un proficuo scambio di idee e per la reciproca crescita professionale, al dirigente scolastico per un costante controllo, alla società in generale perché si recuperi la fiducia nell’istituzione scolastica.

Esposizione della sperimentazione nella nostra scuola

Abbiamo sperimentato la Flipped Classroom in due classi del Liceo “Anco Marzio”:  I B e I E (sezione Aureus)  per l’insegnamento della matematica.
Gli alunni ai quali abbiamo proposto il progetto hanno reagito in modi diversi, riconducibili a tre categorie: quelli disposti a mettersi in gioco, quelli indifferenti e quelli contrari a prescindere. Questa suddivisione rispecchia in parte anche i gruppi classe: la classe che ha subito accettato la sfida è stata quella che ho coordinato. Un’altra classe si è mostrata dopo poco contraria, tanto da chiedere ai rappresentanti di classe di farsi portavoce del loro dissenso in consiglio di classe.
Come suggerito da molti formatori, potrebbe essere utile inviare a casa una lettera di presentazione della metodologia didattica, in modo da informare e coinvolgere tutti. La richiesta di attuare il progetto è infatti stato solo in sede di collegio docenti e non ai genitori ed agli allievi.
Da quest’anno quindi coinvolgeremo nella decisione gli allievi e le famiglie tramite lettere apposite o presentate durante la scelta della classe o inviate direttamente ai genitori.
Per attuare la Flipped Classroom abbiamo fatto uso di questo blog. Ho anche dovuto acquisire qualche competenza nella realizzazione di video-lezioni. Di queste ne ho realizzate poche però in quanto visto il numero di cui ne avevo bisogno era molto più facile trovarne di adatti nella rete. A tal fine ho utilizzato una semplice videocamera con la possibiità di poter poi caricare i filmati su you-tube. Ho aperto infatti un canale YouTube e ho pubblicato i video.
Oltre i video per quest’anno scolastico 2016/2017 abbiamo deciso di non adottare il libro cartaceo e di utilizzare solo dei pdf (lunghi non oltre le 40 pagine) in modo da dividere il programma in moduli relativamente ai gruppi di video scelti.
L’obiettivo del prossimo anno sarà quello di introdurre la valutazione delle attività, valutando anche saper fare domande ad dopo aver visualizzato i video o infine il raccoglimento di schede di lavoro presentate in classe. 
Dal punto di vista dell’organizzazione degli spazi, la gestione è stata abbastanza difficoltosa. La disposizione tradizionale dell’aula va bene per una didattica di tipo trasmissivo, non certo per la Flipped Classroom che richiede di lavorare in gruppo. Spostare i banchi tutte le volte che si entra in classe, implica spreco di tempo oltre che innescare grande confusione. Non ho quindi modificato l’assetto della classe, lasciando che gli studenti lavorassero tra vicini di banco o a gruppi di due o tre.
Quando si decide di utilizzare una metodologia didattica, la scelta di perseverare è guidata dai risultati ottenuti: se la metodologia è vincente, sarà più facile ricorrervi. Nel caso della mia sperimentazione i risultati in termini di voti ottenuti dagli studenti sono parzialmente significativi. Collaborazione, concentrazione, parlare con tono di voce adeguato per non disturbare gli altri, chiedere l’aiuto dell’insegnate sono tutti atteggiamenti necessari, ma faticosi da fare attuare. I ragazzi non sono abituati a lavorare in classe e non è scontato che lo facciano semplicemente perché l’insegnante ha proposto loro qualcosa di nuovo e ha fatto spostare i banchi.
Trattandosi di una metodologia didattica fortemente inclusiva, doverose sono le considerazioni relative agli studenti con DSA che ho avuto. Per l’intero anno scolastico questi mi pare lavorino con profitto e serenità, con solo parziale utilizzo di strumenti compensativi o dispensativi.
La metodologia didattica che ho scelto di sperimentare è complessa e faticosa ma le potenzialità per migliorare la qualità della didattica e rispondere alle esigenze degli studenti sono evidenti. Le attività che si svolgono in classe stimolano i ragazzi, quale che sia la disciplina, ad utilizzare competenze alte del pensiero e per tale motivo considero la Flipped Classroom un ottimo strumento di lavoro. E’ evidente che un solo vero anno di sperimentazione, per di più in una sola disciplina, non sia sufficiente per valutare se la sia una metodologia didattica vincente. Per quanto mi riguarda porterò avanti il progetto sulle stesse classi anche il prossimo anno, ma sarebbe necessario estenderlo a tutte le materie di studio, almeno su una classe, per poter pienamente evidenziarne i vantaggi. Fortunatamente ad oggi sono stato coinvolto anche in un progetto PON di rafforzamento di competenze di base e quindi sarà possibile sperimentare la bontà di tale metodologia mettendola a confronto con altre classi.

In Italia se ne sono occupati:

Graziano Cecchinato (graziano.cecchinato@unipd.it), ricercatore in pedagogia sperimentale, svolge alcuni insegnamenti per la Facoltà di Scienze della formazione e Psicologia  dell’Università di Padova.

http://prezi.com/x1cwlt_lx3bn/flipped-classroom-commentata/

Seminario ADi “Il fascino indiscreto dell’innovazione”

 

Giovanni Bonaiuti (g.bonaiuti@unica.it ),  ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Filosofiche dell’Università di Cagliari. Si occupa di metodi e tecniche della didattica e, in particolare, di tecnologie per l’insegnamento e l’apprendimento.

http://people.unica.it/gbonaiuti/flipping-the-classroom/

Alcuni altri riferimenti utili in lingua inglese:

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